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giovedì 2 ottobre 2014

Dov'era finita la cantafiabe?

Dov’era finita la cantafiabe?


Un po’ di silenzio, c’è stato.
Stavo riordinando le idee e facendo bilanci. Sono passati ormai sei mesi dal fatidico corso be.a.blogger con Chiara Maci e ricordo che ci aveva suggerito di porci obiettivi semestrali, da raggiungere sempre.
Allora bilanci e progetti. Sentire le compagne di corso, per sapere che cosa succede.
Curare le bozze della prima fiaba pubblicata in un’antologia (la trovate su www.giardinodellefate.wordpress.com) e riordinare le emozioni. È stato bello esserci, sapere che la fiaba - la mia fiaba - era stata scelta per la pubblicazione tra tante altre e fare parte di un progetto insieme a persone fantastiche. È stato bello l’impegno per portare un po’ di magia e di fantasia in un mondo che se le sta perdendo per strada. 
Sarete voi a giudicare se, almeno un po’, ci siamo riusciti. 
E poi, nuovi progetti.
Un blog nuovo di zecca, inaugurato proprio oggi, perché è il giorno dedicato agli angeli custodi e spero che porti fortuna.
E infine, sullo sfondo, il lavoro incessante del Tai Chi e la ricerca di equilibrio tra cuore, mente e istinto.
Sembra facile, detto così.
Invece succede spesso che la mente vuole andare da una parte, ma il cuore o l’istinto non ci stanno. O che si scambino le parti.
È un’arte strana, da seguire. Quando funziona, però, è davvero una magia. E allora può succedere di passeggiare in un parco, in un bel pomeriggio di ottobre e di incontrare una farfalla stupenda che gentilmente si posa su una foglia e si presta a fare da modella. muovendo appena le ali.
E all’improvviso sembra che tutto intorno sussurrino le fate, che la magia e l’armonia siano ovunque, solo che a volte ci dimentichiamo come si fa a vederle.



Ma oggi le ho viste, quindi è stato un buon giorno. A cui spero seguirà una buona notte, popolata di fiabe.
Buonanotte. Buone fiabe.

 


lunedì 12 maggio 2014

Il pozzo dei desideri

Ecco la fiba di oggi

Il pozzo dei desideri


C’era una volta un giovane re di nome Thomas l’Impavido  che non aveva più nessuno al mondo. Gli era rimasto però accanto il suo precettore, Butinor, un vecchio molto saggio e molto buono, che lo consigliava e lo guidava nella difficile arte di regnare.
Il regno del giovane re era prospero e con la guida di Butinor le cose andavano per il meglio, ma il Capitano delle guardie era un giovane molto ambizioso e con il cuore pieno di invidia.
Anche lui era solo al mondo, ma aveva dovuto farsi strada con le sue forze, senza l’aiuto di nessuno. 
La posizione di Thomas l’Impavido lo riempiva di un’invidia sorda. Quel giovane aveva più o meno la sua età e non era certo più coraggioso di lui, però era amato da tutti e guidato con affetto dal suo precettore e consigliere. Il mondo era pieno di ingiustizie, pensava rodendosi il Capitano quando si coricava nella sua branda per dormire, ma al cospetto del re e del suo consigliere si comportava sempre bene e stava attento a non far trasparire il suo livore, aspettando nell’ombra la sua occasione.
E l’occasione arrivò quando un potente mago che governava su di un regno vicino venne in visita con la proposta di creare un’alleanza tra i due regni, offrendo in sposa a Thomas la sua bellissima figlia Eleonor.
Questo era davvero troppo per il Capitano, che decise di liberarsi di Thomas e di Butinor con uno stratagemma. Approfittando della prima occasione, si avvicinò al potente mago e gli offrì un vino avvelenato, dicendogli di aver ricevuto l’incarico da Butinor di pregarlo rispettosamente di lavarsi di più, quando si presentava a corte, perché aveva un odore pestilenziale. Il mago, ovviamente, si offese e quando fu cotto a puntino il Capitano gli disse anche che, secondo Thomas l’Impavido, il mago era solo un vecchio allocco e la principessa sua figlia era tanto brutta  che avrebbe dovuto andare in giro coperta di bende.
Il mago si infuriò ancor di più, anche  per effetto del vino avvelenato che gli annebbiava la ragione e lo riempiva di rabbia, e all’istante trasformò Thomas l’Impavido in una specie di mummia coperta di bende e il suo precettore in un allocco dicendo: “Vedremo chi è l’allocco, vedremo chi è che deve andare in giro coperto!”
Il Capitano, che non aspettava altro, filò da Thomas e lo persuase che non poteva farsi vedere a corte conciato così. Poi, dicendogli che lo avrebbe portato in un nascondiglio sicuro, lo convinse a seguirlo.
Partirono di notte a cavallo, mentre l’allocco che era stato Butinor li seguiva in volo lanciando altissime strida.
Galopparono a lungo e, quando raggiunsero il luogo più lontano e desolato del regno, il Capitano disse a Thomas di smontare, poi prese il cavallo del re per le briglie e ripartì al galoppo nella notte.
Thomas   rimase così completamente solo e coperto di bende in un luogo desolato e ostile, con un allocco posato su una roccia lì vicino come unica compagnia.
In più, l’allocco non la finiva più di scuotere la testa e di lanciare strida acutissime. Ma Thomas non aveva il soprannome di Impavido per niente. Subito si fece coraggio e si diede dattorno nell’oscurità per trovare almeno un riparo per la notte.  Procedendo a tentoni e inciampando, alla fine trovò quelli che sembravano i resti di un’abitazione in rovina. Qui si accoccolò in un angolo e cadde in un sonno profondo, vegliato dall’allocco dai grandi occhi che finalmente si era zittito. E sognò una bella fanciulla che gli diceva: “Finalmente sei arrivato!”
Al mattino dopo, Thomas si rese conto di essere capitato tra le rovine di quello che doveva essere stato in passato un magnifico castello. C’erano ampi archi di pietra, resti di saloni e di scaloni di marmo  mezzo invasi dalle erbacce. Quel castello doveva essere stato mille volte più bello e lussuoso del suo! Dopo aver vagabondato per un po’ finì in un cortile al cui centro svettava un pozzo. Thomas aveva sete e gettò il secchio per trarre un po’ d’acqua, che era limpida e dolce.
Il resto del giorno lo trascorse per preparasi un pagliericcio nel luogo più riparato delle rovine, per cercare un po’ di cibo, per costruirsi un arco con cui andare a caccia e per ammassare un po’ di legna e di resina per scaldarsi al fuoco e per farsi delle torce che gli illuminassero l’oscurità della notte.
A sera era così stanco che bevve un po’ d’acqua e si addormentò di nuovo come un sasso. E di nuovo sognò la fanciulla che gli diceva: “Finalmente sei arrivato! Salvami.”
Al secondo giorno Thomas ripensò a lungo alla fanciulla del sogno. Lui l’avrebbe salvata volentieri, ma come poteva fare in quelle condizioni? Si diede ancora molto da fare, esplorò i dintorni, cacciò qualche volatile con il suo arco e di nuovo a sera bevve un po’ d’acqua e cadde in un sonno profondo. La fanciulla gli comparve di nuovo in sogno: “Finalmente sei arrivato! Salvami. Chiedi al pozzo.”
Al terzo giorno Thomas, per quanto perplesso per quei sogni, era deciso a partire presto per esplorare ancora i dintorni, ma l’allocco continuava a tirarlo verso il pozzo.
Thomas cercò di mandarlo via, ma alla fine si rassegnò e trasse un secchio d’acqua dicendo all’allocco: “Ecco, bevi. Come vorrei capire che cosa succede!” All’istante nell’acqua del secchio iniziarono a comparire delle immagini. Così Thomas poté vedere tutto quello che aveva fatto il Capitano e che la bella Eleonor in realtà non era la figlia del mago, ma una principessa che lui aveva spodestato e che teneva legata con un incantesimo.
Di nuovo Thomas sospirò: “Come vorrei tornare come ero prima e poter radunare un esercito.”
Subito le sue bende scomparvero e moltissimi guerrieri equipaggiati di tutto punto iniziarono a uscire dal pozzo.
Espresse ancora due desideri, per rendere a Butinor le sue sembianze e per scoprire che cosa succedeva al suo castello e studiare così la strategia migliore per riconquistare il suo trono e salvare la bella Eleonor.
Così fece, e una volta scacciati per sempre il perfido mago e l’ancor più perfido Capitano, sposò Eleonor e i due riportarono all’antico splendore il castello diroccato con il pozzo dei desideri, dove vissero a lungo pieni di gioia e prosperità.
     

Chissà se anche una fiaba al giorno leva il medico di torno? Io lo spero.

venerdì 9 maggio 2014

La montagna di cristallo

Ciao a tutti. Ecco la fiaba di oggi.

La montagna di cristallo
Nel regno di Corcovaldo, migliaia di anni fa, si ergeva un’enorme montagna di cristallo.
Era una montagna unica al mondo e la sua bellezza era leggendaria.
Nei giorni sereni, i raggi del sole attraversavano il cristallo e riempivano la vicina valle di Terraricca di migliaia di arcobaleni. Lì, ogni cosa cresceva rigogliosa, dai banani agli abeti, dalle orchidee ai cedri del Libano insieme a tutti i tipi di ortaggi , di frutta e di fiori.
Per le singolari condizioni di luce create dalla montagna, gli abitanti erano sempre felici e di buonumore. Non conoscevano l’avidità, perché c’era cibo in abbondanza per tutti, e non conoscevano l’invidia, il rancore né l’odio.
Non loro. Ma dall’altro lato della montagna di cristallo c’era invece la valle di Terrasecca in cui i riverberi del cristallo facevano seccare ogni cosa. Gli abitanti di quel luogo sudavano sette camice per trarre da quella terra bruciata un pugno di segale per sfamare la famiglia.
Quella fatica costante li aveva resi aspri, egoisti e invidiosi di tutto e di tutti.
Nelle notti d’estate soprattutto, quando gli abitanti di Terraricca accendevano i falò e danzavano per festeggiare la loro fortuna, gli abitanti  di Terrasecca rimanevano a osservare i bagliori attraverso la trasparenza del cristallo, rodendosi d’invidia.
Non c’era modo di passare da una valle all’altra. Solo antiche leggende e racconti di viaggiatori che avevano superato miglia e miglia di montagne impervie avevano portato qualche notizia di quello che c’era dall’altra parte della montagna di cristallo, che era impossibile da scalare.
Solo gli uccelli conoscevano i segreti di quelle vette. Le gradi aquile bianche, soprattutto.
Vivevano sulle cime più impervie, dove prosperavano indisturbate.
Ma un giorno, chissà come, un aquilotto nato da poco cadde dal nido e ruzzolò e scivolò sul cristallo fino a Terraricca. Lo trovò un bambino di nome Fortunato, che se lo portò a casa e se ne prese cura fino a farlo diventare una bella aquila grande e forte, chiamata Tempesta per la rapidità e la potenza del suo volo.
Fortunato e Tempesta erano grandi amici, ma la natura dell’aquila è quella di volare lontano e, allontanandosi sempre di più nel corso delle sue esplorazioni, un giorno Tempesta finì per posarsi sul suolo di Terrasecca.
Era abituata agli uomini, e non si preoccupò quando decine di occhi avidi iniziarono a osservarla.
A un tratto qualcuno le saltò addosso e le immobilizzò le ali, mentre qualcun altro le legò il becco possente e le zampe con stringhe di cuoio. Tempesta lottò come meglio poteva, ma ben presto fu sopraffatta dal gruppo di uomini affamati.
Per sua enorme fortuna, però, a quel punto gli abitanti di Terrasecca iniziarono a litigare per decidere chi dovesse tenere l’aquila. Tempesta non si lasciò sfuggire l’occasione e con le zampe e il becco ancora legati, riuscì a spiccare il volo e a rifugiarsi sulla cima della montagna.
Era talmente spaventata che non pensò di andare a cercare l’aiuto di Fortunato e, stringendo forte con gli artigli sul cristallo, iniziò a picchiare furiosamente con il becco per cercare di liberarsi dei legacci di cuoio.   
Si aprì una crepa nel cristallo, ma Tempesta non se ne accorse e continuò a picchiare e picchiare fino a quando la crepa si estese a tutta la montagna e poi, con un gran fragore, tutta la montagna di cristallo andò in frantumi. 
Gli abitanti di Terraricca e Terrasecca si incontrarono così per la prima volta. Scoppiò una guerra che durò trecento volte cento anni, perché dapprima gli abitanti di Terrasecca portarono via tutto a quella di Terraricca, poi questi, rimasti senza nulla, mossero guerra a Terrasecca e così via e così via, fino a quando, per lo scorrere naturale del tempo, le ricchezze delle due valli finirono più o meno per essere uguali e gli abitanti poterono vivere in pace.
Da quegli abitanti discendiamo tutti noi, capaci di essere generosi e gentili come i nativi di Terraricca o avidi e invidiosi come quelli di Terrasecca.
E le grandi aquile? Durante tutte quelle guerre, senza più cime impervie in cui rifugiarsi, se ne andarono lontano. Tempesta riuscì infine a liberarsi dei legacci grazie alle schegge taglienti del cristallo, ma anche lei volò lontano e non tornò mai più. Forse la potrete vedere volare, se siete fortunati, sulle cime di alcune montagne. La potete riconoscere dal pezzetto di cuoio svolazzante che ancora le penzola da una zampa.  
 

mercoledì 7 maggio 2014

La principessa del fiume (prima parte)

Ecco la fiaba sullo spunto più votato del 6 maggio, La principessa del fiume.
Ho dovuto dividerla in due parti.
Domani il finale!

La principessa del fiume (prima parte)
C’era una volta un regno felice, con buoni sovrani e una principessa, Mirabella, tanto bella quanto gioiosa e di buon carattere.
Quando la principessa raggiunse l’età da marito, numerosi pretendenti si presentarono al castello portando ricchi doni.
Ma la principessa non mostrava interesse per nessuno di loro, così i genitori tentennavano. Quale pretendente scegliere per l’amata figlia? Un giorno, mentre così ragionavano, Mirabella un po’ stanca di tutti quei discorsi decise di scendere al fiume per distrarsi. E proprio mentre era china sulle acque del fiume a giocare con le alghe accadde il peggio.  
Tra i pretendenti c’era anche il figlio di un potentissimo mago che, purtroppo, scelse quel momento per esigere una risposta alla proposta di nozze del figlio. “MA QUALE CREANZA!” urlava il mago. “Fare aspettare mio figlio per giorni come un mendicante! ” Il buon re e la regina fecero del loro meglio per calmare il mago, ma più loro cercavano di ragionarci e più quello si infuriava, fino a quando se ne andò sbattendo la porta e minacciando vendetta.
In quel preciso momento Mirabella, china sulle acque del fiume, sentì che tutta la gioia che l’abitava scivolava via dal suo corpo, per sparire chissà dove.
Quella che tornò al castello era una principessa irriconoscibile, musona e triste. Con il passare dei giorni, la tristezza di Mirabella iniziò a lasciare spazio anche a scoppi d’ira e sgarberie di ogni genere. I principi pretendenti iniziarono pian piano a lasciare il castello, mentre  la principessa diventava ogni giorno più cupa e irascibile.  
Alla fine rimasero pochissimi principi e uno di questi, una sera, scese al fiume per riflettere se fosse davvero il caso di rimanere ancora o se gli convenisse partire l’indomani. Era tanto immerso nei suoi pensieri che non si accorse che si faceva buio e che si levava la luna piena. A un tratto, dalle acqua placide del fiume ecco uscire una fanciulla trasparente, in tutto e per tutto simile a Mirabella.
Si avvicinò gentilmente al principe, chiedendogli premurosa che cosa lo affliggesse. E più lui parlava, più lei sospirava e cercava di consolarlo con belle maniere. Bella, era bella e non ci volle molto perché il cuore del principe si infiammasse d’amore per quella creatura. Ma… poco prima dell’alba la fanciulla si congedò gentilmente e scomparve nelle acque del fiume. Invano, una notte dopo l’altra, il principe si recò sulle rive sperando di rivedere la fanciulla amata. Quando ormai aveva perso ogni speranza e stava per partire, ecco che in un’altra notte di luna piena la fanciulla trasparente ricomparve. Rimasero vicini per tutta la notte e poco prima dell’alba, quando lei stava per congedarsi, il principe la trattenne. “Come farò per vederti ancora?” le chiese. “Tutti gli altri pretendenti hanno ormai lasciato il castello e io non posso trattenermi di più. Di sposare Mirabella, cattiva com’è, non ne voglio sapere.” 
E la principessa del fiume rispose…

(segue …)

lunedì 5 maggio 2014

Ai nastri di partenza!




E così, ci siamo. La Disfida è ufficialmente partita.
Adesso le fiabe ci terranno compagnia per un mese intero. Scopriremo insieme strada facendo quello che succede. Siamo un po’ folli, forse, come ci esorta a essere Steve Jobs, ma di sicuro siamo dei folli benevoli e forse felici.
Sarebbe troppo lungo l’elenco delle persone stupende che dovrei ringraziare fin qui. Blogger di talento, persone disponibili e gentili di ogni settore che si sono adoperate per arrivare con noi ai nastri di partenza.
Grazie a tutti. Anche a voi che leggete.
Siete tutti invitati a votare le fiabe, a scegliere o proporre spunti per scriverne altre, a scrivere fiabe per prendere parte alla Disfida.
Se avete una fiaba nel cuore, se avete voglia di percorre insieme i sentieri di Feeria, questo è il momento giusto.
Vi prego, buttatevi, non abbiate paura.
Vi ricordo come funziona. Sulla pagina di Facebook, ci sono diversi spunti per le fiabe. Scegliete i vostri preferiti e cliccate su Mi piace per votarli.
Ogni giorno alle 21, si guarda quale è lo spunto più votato, che diventa l’argomento di una fiaba da scrivere e presentare sulla pagina Facebook della Disfida (per intero o tramite link) entro la mezzanotte del giorno dopo.
E così via ogni giorno, per un mese.
Per votare le fiabe preferite, basta mettere Mi piace sulle fiabe scelte. In questo modo sarete voi e solo voi a decidere chi vincerà questa lunga sfida.
Giocate, divertitevi…
È tutto qui.

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari

È quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli

Non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

Non li abbiamo ancora vissuti.

E quello che vorrei dirti di più bello

Non te l’ho ancora detto

(Nazim Hikmet)

venerdì 18 aprile 2014

Come "allenare" la fantasia


Oggi vorrei spezzare una lancia in favore di tutti coloro che pensano di non essere dotati di fantasia e di doversi rassegnare per il resto della vita.  Niente di più sbagliato.
La fantasia, l’abbiamo tutti. Se può sembrare, una volta diventati adulti, che alcuni ne abbiano più di altri è solo perché alcuni continuano a esercitarla, mentre altri no.
La buona notizia è che si può recuperare, che la fantasia si può letteralmente “allenare”.
C’è un libro che insegna come fare e che non a caso è famosissimo. Si intitola la Via dell’artista, Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi, di Julia Cameron. È stato pubblicato per la prima volta nel 1992 e si continua a trovare nelle librerie.
Mi rendo conto che usare la parola “arte” o “artista” rischia di suscitare una sorta di diffidenza, quindi mi fermo un attimo per chiarire che cosa è per me un artista.
In pratica, lo siamo tutti.
Un artista, per me, è chiunque in un dato momento sia davvero impegnato in un’arte.
Lo so che nella società occidentale, fortemente orientata al risultato, di solito non è così. Poiché si valuta tutto in termini monetari, un artista, nella concezione comune, è qualcuno le cui opere valgono molto denaro. Questa concezione, però, ha dei seri limiti. In primo luogo, non permette di collocare tutti gli artisti che oggi sono riconosciuti come tali, ma che in vita loro non hanno visto un centesimo per le loro opere. Vincent van Gogh non è certo stato un campione di vendite. Tomasi di Lampedusa non è arrivato nemmeno a vedere la stampa del suo Gattopardo. Eppure hanno prodotto indiscutibili opere d’arte.
D’altra parte ci sono le opere effimere, che magari vendono moltissimo per un periodo limitato di tempo e poi finiscono rapidamente nel dimenticatoio.
Allora si può allargare un po’ la concezione di Arte guardando a Oriente. In molte culture orientali, il risultato finale dell’atto artistico ha una certa importanza, ma il processo della creazione ne ha di più.  Quello che conta è la disciplina, la dedizione, il modo in cui il processo di crescita dell’artista si intreccia profondamente con la creazione dell’opera.
Chi ha letto “Scrivere Zen” può capire di che cosa sto parlando. Si tratta di scegliere una forma d’arte (che può essere anche l’arte della cucina, della ceramica o del tiro con l’arco) e avvicinarsi nel modo corretto. Poi si può creare un capolavoro o no, si può fare centro o no, ma l’artista conserva la sua dignità, appunto, di artista.
L’intuizione di Julia Cameron è stata in parte anche questa. Concentrandosi sul processo, si possono migliorare moltissimo le proprie prestazioni e sgomberare il campo da tutti i pregiudizi e le convinzioni errate che possono intralciare il cammino.
Quello che ha ideato lei, è un percorso articolato in 12 settimane, che tocca ogni volta un tema specifico e propone esercizi appositi.
La nostra Disfida inizierà tra meno di due settimane e non ci sarà il tempo, qui, di seguire il percorso completo. Però potremo vedere insieme alcuni punti importanti e allenare un po’ insieme la fantasia.
Gli strumenti proposti sono molto semplici.
Il primo, le Pagine del mattino. Si tratta di scrivere ogni mattino, appena svegli, tre pagine assolutamente libere. Ma proprio libere. Si possono scrivere i sogni fatti, i pensieri che si affacciano alla mente, qualsiasi cosa. Anche “Non so cosa scrivere” va bene. Anche una serie infinita di lamentele va bene. Lo scopo è di rendersi conto di quello che ci affolla la mente e di iniziare ad aprire un po’ la strada alla fantasia. In questo caso, nemmeno la grammatica e l’eleganza dello stile contano. Si può scrivere davvero male, se viene così. L’importante è scrivere. E poi rileggere periodicamente quello che si è scritto, a distanza di qualche mese.
Il secondo strumento è l’appuntamento con l’artista, ma lo vedremo domani.

martedì 15 aprile 2014

Come può un bimbo non ancora nato scegliersi il nome?

Vi avevo lasciato, ieri, con questa domanda e oggi sono qui con la risposta.
Lo hanno fatto due genitori che conosco.
Talmente rispettosi della nuova vita da non vole imporre un nome scelto da loro, hanno fatto così:  hanno attribuito un nome diverso a ogni giorno della settimana, lasciando che fosse il bimbo, in qualche modo, a scegliere il proprio nome e il proprio destino con il giorno della nascita.
E così quel bimbo, in parte, si è scelto il nome.
Vi avevo detto che le fiabe sono tutto intorno a noi e questa è una fiaba bellissima.  Una delle tante che ci circondano ogni giorno, ma che a volte siamo troppo impegnati per vedere. A testa bassa sugli impegni della giornata, troppo spesso lasciamo che la poesia ci sfiori senza nemmeno accorgercene.
Io credo di essere stata "rovinata" in giovane età dal Piccolo Principe.  Mi aveva colpito soprattutto quell'uomo che stava sempre a fare i conti e di cui  il Piccolo Principe diceva: "Non è un uomo. E' un fungo."
Per quanto non abbia niente di personale contro i funghi, spero di non diventare mai uno di loro.
Ma intanto le Fate Madrine si stanno dando da fare per aiutare la Disfida a prendere il volo.
Oggi due signore adorabili mi hanno dato una mano. Forse non immaginano quanta gratitudine provo per loro.
Ormai i miei sogni sono popolati da cavalieri in torneo e vessilli al vento.
 
Non posso fare a meno di pensare, questa sera, a uno dei principi del Taoismo (credo che sia di Lao Tzu). Si tratta di una massima che richiama in parte quel "Conosci te stesso" che troneggiava all'ingresso della grotta dell'Oracolo di Delfi. Dice più o meno così: "Chi conosce gli altri è potente, ma chi conosce se stesso è invincibile."

Mettersi alla prova è sempre una buona occasione per conoscersi un po' meglio, specie se si fa in modo giocoso e inoffensivo come in questa sfida.
Spero che vorrete mettervi alla prova in tanti.

venerdì 11 aprile 2014

E ora si vola


Lo devo dire, questa Cantafiabe è un mito.
Mail di oggi:
L'idea mi è piaciuta fin dall'inizio e sono pronta ad appoggiarla! Contate su di me!!!! :-)
Andrò a rileggere il regolamento :-)

E ora si vola!
Ogni giorno cerco di ritagliare il tempo necessario e fare una piccola cosa per promuovere la nostra Disfida. Persone che ho conosciuto negli anni, luoghi in cui ho trovato ispirazione o semplicemente che mi sono piaciuti e in cui secondo me c'è la possibilità si far volare idee nuove. Come aquiloni. O farfalle.
Ho una bella storia in serbo, ma adesso non ho tempo e dovrò pubblicarla questa sera. Ovviamente è rigorosamente fuori concorso e non ci sarà nessun riferimento a questa storia su Facebook.
Ho solo voglia di raccontarla.
Nel frattempo, invito tutti a iniziare a esercitare le ali della fantasia.
Ci sono molte cose da sapere, che possono aiutare a costruire una fiaba, e spero che da qui all'inizio della Disfida sarà riuscita a pubblicarne un bel po'. Così, chiunque avrà voglia di partecipare potrà mettere da parte le reticenze e scrivere la sua fiaba.
A presto!


domenica 6 aprile 2014

Tutto procede e i draghi nelle fiabe

Anche oggi c'è una piccola novità. Un altro Cantafiabe ha risposto:

Buonasera Emanuela,
la proposta è davvero simpatica e stimolante. Andrò senz'altro a leggere il regolamento per rendermi conto dell'impegno richiesto :-).
Grazie per avermi contattato e invitato a  partecipare alla tua bella iniziativa!
A presto

Sembra proprio che tutto proceda per il meglio, ma ieri, a tradimento, mi è venuta una gran voglia di scrivere una fiaba in cui quattro arcieri coraggiosi devono abbattere un drago.

Curiosamente i draghi, nelle fiabe occidentali, sono quasi sempre simboli cattivi, mentre in quelle orientali sono spesso potentissimi simboli benefici, come il Fortunadrago della Storia Infinita.
Secondo me, quel drago di cui ho avuto bisogno di scrivere è quello della titubanza.
Capisco che ci sia un po' di titubanza quando si fa una cosa nuova e non si sa che cosa succederà. Il bello è proprio questo: che nessuno lo può sapere.
Se i miei colleghi sono come, per quanto abituari a stare sempre con un piede nella realtà e l'altro nel mondo della fantasia, si chiederanno che cosa ne sarà di questa storia, se le ali della fantasia reggeranno, se prevarrà la stanchezza o l'entusiamo, se le fiabe, mandate così allo sbaraglio per il mondo, sapranno cavarsela.
Io credo di sì. Credo che le fiabe siano molto più potenti di quanto si pensi e che reggeranno anche l'impatto di una simile "maratona" creativa. Credo che i draghi del dubbio e della titubanza vadano centrati con le frecce, presto e bene. Non solo per noi Cantafiabe, ma per chiunque abbia un progetto nuovo e rimanga a tentennare sulla soglia.
Vedo tante persone che vorrebbero magari cambiare lavoro, trasferirsi in campagna, aprire una loro attività e non osano. Se non si è convinti di un'idea va bene, ma quando si capisce che è davvero quello che si vuole, allora bisogna abbattere il drago.
La vicinanza con il mondo delle fiabe mi ha abituata a queste immagini che vengono così, chissà da dove, e che tanto spesso sono proprio quelle di cui abbiamo bisogno in un dato momento. 
Per questo spero che i genitori vorranno scegliere e proporre spunti per le fiabe insieme ai figli. Che i piccoli abbiano una fantasia inesauribile lo sappiamo tutti, ma spesso trascuriamo anche una saggezza tutta loro, magica e misteriosa. Sono convinta che, se saranno i piccoli a scegliere gli spunti delle fiabe, in qualche modo troveranno proprio quelli di cui c'è più bisogno in quel momento. magari fosse anche per convincere recalcitranti Cantafiabe  a fare quello che viene loro meglio.
Tutti possono votare o suggerire nuovi spunti alla pagina Facebook la Disfida delle Fiabe.
  A presto, miei prodi arcieri!

sabato 5 aprile 2014

Il vero bersaglio


 Come sono contenta, che ormai il grosso del lavoro sia fatto.
Julia Cameron, l'autrice di La via dell'artista e di un mucchio di altri libri magnifici sulla creatività, descrive bene in più occasioni quello che succede quando ci si imbarca in un qualsiasi progetto creativo. Lei si paragona a un arciere che mira il suo bersaglio, ma che all'improvviso viene tirato da tutte le parti e incoraggiato a mirare ad altri bersagli, sotto forma di "Ma non vorresti invece..." "Non sarebbe meglio...?"

C'è sempre qualcosa di "più importante" o "più degno" da fare. Lo so bene. Si potrebbe dire che è la storia della mia vita.
Ma questa volta no. Questa volta sento davvero che sto puntando al MIO bersaglio, che ha aspettato a lungo che le "cose serie" fossero sistemate. 

E adesso, non vedo l'ora di iniziare. Le amiche che hanno seguito il corso con me sono magnifiche.
Abbiamo fatto gruppo e ci incoraggiamo a vicenda. Mi sembra bellissimo il fiorire di progetti che ha avuto inizio dopo quel corso con Chiara Maci. 

Intanto, ho ricevuto una risposta da uno dei Cantafiabe che ho contattato.
Eccola:

Ciao manuela, ora sono fuori. Guardo tutto con calma quando rientro. Per me scrivere una fiaba al giorno non e' fattibile, perche' sono sommersa di lavoro (scrivo fiabe ma lavoro anche come copy). Ad aprile poi vado anche in vacanza accidenti...cque.bella iniziativa.

 Insomma, è un inizio. In un mondo che va terribilmente di fretta, mi piacerebbe che questo gioco della Disfida riuscisse a rallentare un po' il tempo. Per tutti. Aiutandoci a ritrovare il tempo per scegliere e leggere una fiaba insieme ai bambini o a chi amiamo, o per pensarla, una fiaba, nelle giornate piene di cose da fare (lavoro anch'io...).
Perché anche vivere è una cosa da fare.

venerdì 4 aprile 2014

Tutto è pronto

Ecco fatto.
Ho inviato a tutti i Cantafiabe che ho potuto trovare la mia Disfida, con il testo seguente:

Gentili colleghi,
anch’io come voi ho un sito in cui propongo fiabe su misura (www.fiabesettestelle.it).
Poiché la nostra è una professione nuova, ho ideato una disfida che potrebbe permetterci di conoscerci e di far conoscere il nostro lavoro in un modo divertente e giocoso.
Vi invito quindi a prendere parte alla Disfida delle Fiabe, che avrà inizio il 5 maggio 2014.
Tutte le informazioni le potrete trovare sulla pagina FB La disfida delle fiabe e su ladisfidadellefiabe.blogspot.com, su cui è pubblicato anche il regolamento.

Avevo pensato inizialmente a un periodo di tre mesi, ma rendendomi conto che può diventare davvero impegnativo, vi propongo di prendere parte alla competizione per un mese.
Si tratta di dimostrare di saper creare una fiaba al giorno, per un mese, su spunti votati e forniti dal pubblico. Sarà sempre il pubblico a decretare le fiabe preferite e quindi il vincitore.
Spero tanto che vorrete raccogliere la sfida.
Si tratta di un’occasione d’oro anche per capire che cosa le persone si aspettano da noi Cantafiabe e quali sono le fiabe più gradite.
Se avete osservazioni da fare sullo svolgimento della disfida o sul regolamento, sono a vostra disposizione.
Per i siti che dispongono di diversi autori, spero che vorrete gareggiare onestamente, ognuno per proprio conto.
In ogni caso io vi aspetterò “sul campo” il 5 maggio, e che vinca il migliore!

Cordialmente
Emanuela

Adesso non resta altro che aspettare.
Chiedo l'aiuto di tutti, per segnalare l'iniziativa ai Cantafiabe conosciuti. Più saremo, meglio sarà!
 

Spunti per le fiabe

Oggi ho elencato qualche spunto per le fiabe, che in parte  metterò nella pagina FB dedicata alla disfida.
Ormai l'organizzazione è a buon punto.
Non vedo l'ora di iniziare!
Spero che chi legge vorrà suggerire nuovi spunti e idee, ma per ora...


Spunti per le fiabe

1. Palloncino rosso
2. Orchidea blu
3. Coccinella golosa
4. Principessa dai capelli verdi
5. Folletto col singhiozzo
6. Una foresta di torte e cioccolato
7. Sette desideri
8. Ortica socievole
9. Sole di terracotta
10. Ombra del falco
11. Scarpe gialle
12. Montagna di cristallo
13. Treno invisibile
14. Sorrisi perduti
15. Tazza d’oro
16. Dodici chicchi di riso
17. Principe del tramonto
18. Palazzo di rubino
19. Fata dei fiori
20. Spiaggia arcobaleno
21. Non-ci-sono
22. Bambino che non ha mai sonno
23. Salsa magica

24. Spada incantata
25. Domani è un altro giorno
26. Maestra dei raggi di  luna
27. Gomma cancella sgridate
28. Cavalcare la tigre
29. Quattro conigli e un tasso
30. Un due tre stella
31. Fata birbante

Regolamento

Ecco che cosa ho pensato per

La disfida delle Fiabe


Il presente Regolamento è da considerarsi annullato.
Il Regolamento definitivo verrà pubblicato a breve. 






 REGOLAMENTO
  • La prima e al momento unica Disfida delle Fiabe è una competizione giocosa tra persone che si propongono come creatori di fiabe su commissione, personalizzate o su misura. Non ci sono premi in palio, se non la soddisfazione morale.
  • I concorrenti si impegnano a scrivere una fiaba al giorno per la durata di 1 mese, dal 5 maggio al 5 giugno 2014, su spunti scelti dal pubblico di giorno in giorno dall'elenco pubblicato sulla pagina Facebook dedicata (La disfida delle fiabe).
  • Su richiesta dei concorrenti la durata della disfida si potrà prolungare.
  • Il pubblico potrà proporre nuovi spunti in qualunque momento, purché non lesivi o offensivi, che verranno aggiunti all'elenco ufficiale, aggiornato quotidianamente. 
  • Alle 21 di ogni giorno verrà consultato l'elenco degli spunti e quello in quel momento più votato dal pubblico dovrà essere l'argomento della fiaba che i concorrenti si impegnano a presentare entro la mezzanotte del giorno successivo (per esempio: se lo spunto più votato alle ore 21 del 5 maggio fosse "Un palloncino rosso", i concorrenti pubblicherebbero entro la mezzanotte del 6 maggio una fiaba su un palloncino rosso).
  • Per consentire una lettura agevole da parte del pubblico, le fiabe dovranno contenere tra le 2000 e le 3000 batture, spazi inclusi.
  • In caso di spunti con numero di votazioni pari, i concorrenti dovranno far rientrare tutti gli spunti con pari votazione nella fiaba per quel giorno. 
  • Il pubblico voterà le fiabe preferite attraverso la pagina Facebook della competizione. Vincerà chi, a fine disfida, avrà avuto il maggior numero di "mi piace"  sulle sue fiabe nel corso dell'intera competizione.
  •  I partecipanti alla disfida conserveranno la proprietà intellettuale delle loro opere.
  • I concorrenti potranno pubblicare le loro fiabe del giorno mettendo un link al loro sito sulla pagine FB della Disfida o tramite "copia e incolla" direttamente sulla pagina FB. 
  • Ogni fiaba potrà essere corredata da una sola immagine.
  • Tutti sono invitati a mantenere la competizione entro limiti di civiltà e comune senso del pudore. Eventuali contenuti offensivi o lesivi saranno cancellati.
  • In caso di scorrettezze da parte di un concorrente, per esempio con l'utilizzo di fiabe già esistenti,  il concorrente in questione rimarrà escluso dalla competizione per un giorno.  

giovedì 3 aprile 2014

C'era e non c'era




Kan ya ma kan, c'era, non c'era...con queste parole iniziano le fiabe in lingua araba.
Una "professione" da inventore di fiabe su commissione (o da Cantafiabe, come mi piace definirmi) non c'era, eppure in qualche modo è sempre stata lì, appena oltre la superficie delle cose.
Una professione inventata, ma che fa riecheggiare i cantastorie, i poeti dell'antichità che si sfidavano ancor prima degli eserciti, i menestrelli che cantavano storie per compiacere i Signori dei manieri... e l'adorata Sherazade, che lo faceva per salvarsi la vita e per salvarla ad altre sventurate fanciulle.
Eppure, come informerò i miei colleghi tra qualche giorno, ci sono alcune falle, in questo sistema.
La prima è che non possiamo pretendere che qualcuno ci commissioni una fiaba senza conoscere il nostro lavoro.
Io non lo farei.
I committenti del passato avevano modo di apprezzare l'opera di qualcuno e solo dopo affidavano un lavoro all'artista di turno.
Perché noi dovremmo essere diversi?
Secondo me non dovremmo.
E poi c'è un'altra falla. Questa professione inventata di fresco, molte persone non sanno ancora che esiste.
E allora bisogna farlo sapere, che esistiamo.
E magari può essere interessante e divertente vederci all'opera, un giorno dopo l'altro. 
Se la disfida ci sarà - e spero proprio di sì - un piccolo quaderno diventerà il mio fedele compagno.
Perché le idee sono capricciose, vanno e vengono a loro piacimento e tutto quello che possiamo fare noi è cercare di essere pronti ad afferrarle quando passano.
Sarà interessante vedere che cosa succede con una fatica (perchè sarà faticoso) così intensa e prolungata.
Un motivo in più per fare qualcosa di mai tentato prima. 

Giorni di dubbi

Oggi è stata una giornata piena di dubbi.
Ha ragione Chiara Gamberale (un'altra Chiara!), quando nel suo libro "Per dieci minuti" spiega come il semplice impegnarsi in  cose mai fatte prima ci fa sentire fragili, quasi spezzati.
Ieri, dopo aver resistito a lungo, mi sono rassegnata a iscrivermi a FB. Non so fare quasi niente, ma ho qualche giorno per imparare.

Mi sembra di aver imboccato tutta sola un tunnel, che non so dove mi porterà.
Non mi riconosco nemmeno. Io sono sempre stata schiva, più impegnata a cercare di rendermi invisibile che a emergere.
Sto bene nel mio angolino di mondo, a sognare e ascoltare il fruscio delle ali delle fate.
Le regole del mondo reale a volte (spesso) mi sfuggono, mentre mi muovo a mio agio nelle regole che governano il mondo incantato. Il mio mondo.

Luoghi in cui  parole come onore, lealtà e sincerità hanno un senso; luoghi in cui a vincere non sono mai i più malvagi o i più astuti, ma i coraggiosi, gli intrepidi, gli appassionati...
  
Per questo oggi continuavo a interrogarmi sul regolamento da dare a questa competizione, sul modo di tutelare al meglio i partecipanti e il pubblico.
Non ho mai fatto prima una cosa del genere e probabilmente niente al mondo potrà convincermi a rifarlo in futuro: non stupisce che mi senta in un territorio inesplorato.
Eppure, anche adesso, è come se le fiabe non ancora scritte premessere per venire alla luce e mi incoraggiassero ad andare avanti. Ancora avanti.