giovedì 14 dicembre 2017

Il nonno e le stelle



La mia fiaba per oggi.


Il nonno  e le stelle

A Claudette il nonno era sempre sembrato un po’ burbero, anche se pensava che, chiamandosi lui Claude, fra loro dovesse esserci un legame speciale.
Il nonno, serio e di poche parole, spariva per intere giornate in montagna, per tornare a sera con le gambe stanche e il volto arrossato dal sole.
“Dove sei stato tutto il giorno?” voleva sapere Claudette incuriosita.
“A parlare con le stelle” diceva lui allungando le gambe sul tavolino davanti al divano.
Così, quel giorno, si era un po’ preoccupata quando il nonno si era messo a osservarla con aria critica e infine aveva detto: “Ti sei fatta grande. È ora che impari a parlare con le stelle anche tu.”
L’aveva portata nel negozio del suo amico Pierre, dove le aveva comprato dei vestiti adatti, dei calzettoni pesanti e un paio di scarponicini da montagna con una stella alpina ricamata sul fianco.
“Domani ci si sveglia presto!” le aveva detto contento riportandola a casa.
Claudette quasi non aveva chiuso occhio per l’attesa, e quando il nonno l’aveva svegliata molto prima dell’alba, non aveva fiatato e si era vestita di buon grado.
La mamma in cucina le aveva già preparato il latte caldo per la colazione e un piccolo zaino con la borraccia piena d’acqua, il pranzo al sacco, la giacca impermeabile. Sembrava un po’ emozionata anche lei. “Il nonno ha portato anche te, a parlare con le stelle?”
“Certo, piccola. Molte volte. Vedrai, sarà un’esperienza che ricorderai.”
Si incamminarono nel silenzio della notte, solo Claudette e il nonno.
Quando ebbero superato le ultime case del villaggio e si furono addentrati nella foresta, il nonno prese a fischiettare di buonumore.
Claudette non vedeva molto, dato che era ancora buio pesto, ma i passi sicuri del nonno la guidavano sullo stretto sentiero che saliva e saliva. Lì, in montagna, il nonno si muoveva agile e veloce come un ragazzo. Era talmente a suo agio che Claudette si sentiva lei anche perfettamente al sicuro e protetta  anche in mezzo alle ombre fitte proiettate dagli alberi.  
Ben presto, gli alberi si fecero più radi, rivelando le cime delle montagne innevate illuminate dalla luna. Approfittando di una breve pausa, la ragazzina sollevò lo sguardo e improvvisamente capì il significato dell’espressione “parlare con le stelle”.
Sopra di loro e intorno a loro il cielo si spalancava in tutte le direzioni, popolato da fittissime stelle brillanti e così vicine che sembrava di poterle toccare con la mano.
“Manca ancora poco” le disse il nonno beandosi di quello stupore. E iniziò a raccontarle le storie di quelle montagne, le leggende segrete tramandate di bocca in bocca. Claudette non l’aveva mai sentito pronunciare tante parole tutte insieme e proseguiva felice seguendo il sentiero, che terminava in un grande pianoro.
Erano arrivati al culmine di una montagna abbastanza piccola, ma dalla cima pianeggiante coperta dalla bassa erba d’alta quota.
Claudette spalanco le braccia e con la testa rovesciata all’indietro iniziò a girare su se stessa, gli occhi fissi a quel cielo meraviglioso. Le sembrava quasi che il mondo si fosse rovesciato, e che da un momento all’altro avrebbe  potuto cadere in quel cielo immenso e stellato, che già iniziava lentamente a scolorare a est.
Quando fu stanca di quel gioco, sedettero sull’erba a riposare e consumare una sostanziosa colazione. Il nonno la incoraggiò anche a mangiare un bel pezzo di cioccolato, mentre osservavano l’alba e le stelle che sparivano pian piano.
“Allora, piccola Claudette, hai sentito parlare le stelle?”
“Eccome!” rispose la ragazzina, comprendendo per la prima volta che cosa voleva davvero dire sentirsi al settimo cielo.
E non dimenticò mai, mai per tutta la vita, il giorno in cui il nonno le aveva insegnato a parlare con le stelle.





Buonanotte. Buone fiabe.

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